FASHION

JOLE VENEZIANI

LA PIONIERA DEL MADE IN ITALY

Dal 10 Ottobre al 24 Novembre, a Villa Necchi Campiglio, sono stati esposti una ventina di manichini, raffiguranti i vari momenti della giornata di una ricca signora milanese. Tra gli arredi e le opere d’arte della villa, tra quadri di Sironi e arredi disegnati da due grandi architetti in stile razionale e sobrio seppure fatto con materiali molto ricchi e ricercati. Tutto sembra esser come allora, quando le due sorelle Necchi erano abituate a ordinare i loro studiatissimi boudoir pieni di cappelliere, toilette per il trucco, scarpiere, docce e bagni di dimensioni colossali, creati con marmi pregiati. La grande scala della hall, che porta al piano superiore è di per sé un’opera d’arte, così pure il giardino, la sierra, le verande, ora bar e ristorante, il campo da tennis, gli spogliatoi per la piscina… non mancava nulla. Quando si entra in queste mura, sembra che il tempo si sia fermato. Una sensazione che cresce ammirando gli abiti esposti di Jole Veneziani e tutte le sue creazioni, si può anche immaginare come poteva essere elegante una signora milanese, dai propri abiti e accessori, all’arte di arredare una tavola, fino al rito del gioco delle carte o degli eleganti incontri del pomeriggio.

La storia si svolge a Milano, ma comincia a Padova, a Palazzo Zabarella.

È il 2007 quando Federico Bano, stilista di pellicceria convertito all’arte, decide di ospitare nella Fondazione che porta il suo nome, a Palazzo Zabarella, l’archivio che raccoglie il lavoro svolto da Jole Veneziani tra gli anni che vanno dal 1960 al 1980.

Bano è stato l’ultimo assistente di questa eccezionale donna, sarà proprio lui ad essere nominato erede della Veneziani, successore di un lascito personale di oltre 15.000 pezzi, tra abiti, tessuti, disegni, fotografie (oltre duemila) e accessori del suo atelier. “Ci siamo conosciuti a Milano nella seconda metà degli anni 70”, ricorda. “Ero un giovane creativo alla ricerca dell’occasione buona, e Jole, donna passionale, capace di slanci, solare, mi aprì un mondo”. “Il lavoro di catalogazione è ancora in corso”, spiega Bano. E intanto, da Padova ci spostiamo a Milano, dove, dal 10 Ottobre al 24 Novembre, Villa Necchi Campiglio, villa di valore storico situata nel cuore di Milano, Via Mozart 14, la casa museo progettata negli anni Trenta da Piero Portaluppi e rimaneggiata in stile neo-settecentesco da Tomaso Buzzi nel secondo dopoguerra, ha ospitato un’esposizione dedicata all’incantevole mondo di Jole Veneziani.

La cura è di Fernando Mazzocca, l’allestimento di Corrado Anselmi, l’intento comune: creare un’ambientazione che dialogasse con la casa. Spiega Anselmi: “Avremmo voluto le indossatrici top della Veneziani, celebrità come Isa Stoppi, Mirella Petteni, Elsa Martinelli, che di Jole fu la musa prediletta: impresa impossibile. Le abbiamo simpaticamente sostituite con un cast di ventitré manichini in resina, una ventina, cui abbiamo assegnato dei ruoli. Ciascuna interpreta un momento della giornata della ricca signora milanese. Naturalmente, tutte in stile Veneziani, dalla testa ai piedi, perché Jole era una sostenitrice del total look”, racconta la storica della moda e docente Bonizza Giordani Aragno. “Sotto l’abito cosa metto? Tutto era coordinato, dalla lingerie al cappello, ai guanti, alle scarpe, rigorosamente in tinta”. La storia di Jolanda Veneziani, nata a Taranto nel 1908 e trasferita a Milano nel 1937 per diventare la stilista italiana più famosa al mondo, ha i contorni di una favola.

Questa passione la farà comparire come un’icona del buon gusto, fra gli stilisti più illustri dell’alta moda italiana. Milano la accoglie con gran calore, le sue nuove linee, che non rispecchiano più la moda francese, che fino agli anni ’60 predominava le scene e le ispirazioni degli stili di tutto il mondo occidentale, Jole Veneziani porta con il suo carisma e il suo savoir-faire, una ventata nuova nella moda internazionale.

Anche se non ci sono prìncipi, capricci e castelli ma «soltanto» una caparbia voglia di riuscire, un forte amore per la vita e una schiera di ottimi collaboratori che lavorano in sintonia. A Milano, la giovane Jole apre un laboratorio di pellicceria. Con buona pace delle animaliste, va detto che nella sua fucina di Via Nirone, il quartiere di Magenta, al tempo popolato principalmente da orologiai e sarti, realizzò meraviglie, capi unici da museo, fu pioniera del colore, delle lavorazioni a tweed che rendevano i capi leggeri e sciolti come spolverini. “La sua fu la prima rivoluzione nella forma e nella tecnica delle pellicce”, rileva Giordani Aragno. “La Veneziani aveva un grande senso della spettacolarità. Basti ricordare i suoi meravigliosi occhiali di lustrini a lenti scure, che disegnava lei stessa. Aveva fiuto, con lei lavorarono figurinisti eccezionali, come Chino Bert, Maurizio Monteverdi, Alberto Lattuada, l’indimenticabile Brunetta”.

Nel 1943, decise di affiancare al pellame la sartoria, e nel 1944, in una Milano sventrata dalle bombe, si rimboccò le maniche e trasferì la sede in quella che oggi è il quartiere della Moda per eccellenza, il Quadrilatero della Moda di Milano, precisamente in Via Montenapoleone al numero 8, dove avviò la produzione di Haute Couture. “Quando decido una cosa, la faccio subito. Per me non esiste la parola domani”, era il suo motto. Il successo fu repentino. E strepitosa. Jole era bravissima, elegante, mai volgare, “perbenista” nel senso più aristocratico della parola. Pensava abiti che si adattavano alle diverse occasioni, tessuti sportivi come il tweed e il pied-de-poule per il giorno, crinoline e tagli a sirena, tulle, chiffon, mikado e colori voluttuosi per la sera.

In quest’ Atelier la Veneziani, negli anni di massima gloria ha visto passare dalle sue sale dorate e risplendenti di specchi personaggi illustri e icone del bel mondo, come, Josephine Baker, Marlene Dietrich, Maria Callas, Elsa Martinelli, Lucia Bosè, Wally Toscanini, Anna Proclemer, Giovanna Ralli, Paola Pitagora, Anna Bonomi Bolchini, Ljuba Rizzoli, Emanuela Castelbarco, Sandra Milo, Franca Rame, Ornella Vanoni. “Il profumo di caramello che saliva dalle cucine del caffè-pasticceria Cova si mischiava alle sofisticate fragranze delle clienti”. Edgarda Ferri scrisse che le sue modelle si muovevano come danzatrici eleganti, le lavoranti erano gentilissime, l’accoglienza perfetta e il telefono continuava a squillare.

Intanto, per Jole si stringeva sempre di più il rapporto d’amicizia con la famiglia Toscanini che le fece aprire il capitolo del Teatro alla Scala. Antonio Ghiringhelli affidò a lei il compito di adornare il Teatro alla Scala, il tempio della lirica milanese, la sera del 7 dicembre, con la Prima, l’apertura della stagione teatrale. Altre collaborazioni si susseguirono, la Veneziani partecipò alle realizzazioni di alcune campagne con l’Alfa Romeo, la Fiat e fece di tutto per togliere all’Italia “quel nero deprimente”.

Le sue signore giocano a carte in gonna e camicetta, provano piccoli tailleur per lo shopping in Corso Venezia, controllano negli specchi delle camere al primo piano che l’impermeabile bianco, con cappello abbinato, un must della linea Veneziani Sport lanciato nel 1951, le renda misteriose come Laureen Bacall. La sua fortuna coincide con gli anni del miracolo economico. Ma forse c’è di più. L’empatia di Jole, la sua carica umana. Ricorda La giornalista Adriana Mulassamo: “Aveva una bellissima casa a Portofino e ogni volta che c’incontravamo là, dove anch’io passavo l’estate, mi diceva in milanese: “Tusetta, vieni su a prendere un tè così il Colonnello (ndr. suo marito il Colonnello Renzo Aragone, ufficiale del Savoia Cavalleria) si lustra gli occhi…”, e poi giù una delle sue belle risate. Adorabile Jole!”.

Il mondo costruito con garbo e raffinatezza della Veneziani sono state racchiuse in un percorso storico all’interno della Villa Necchi Campiglio, ma questo di Milano è il primo appuntamento di un progetto che si andrà concretizzando portando l’Atelier Veneziani nelle maggiori capitali mondiali, per commemorare la vita e l’Arte che questa donna incredibile ha saputo donare.

Jole Veneziani, donna eccezionale, ricordiamo il suo carisma e la sua filosofia per una moda viva e chic, riconosciuta come pioniera dell’affermazione del Made in Italy nel mondo, segnando la nascita dell’Alta moda italiana. Vogue e Harper’s Bazaar celebrarono per prime la Casa italiana e nel 1952 Life le dedicò la copertina. Si parlava di un semplice ed essenziale modernismo che si avvicinava a quello di Capucci per intenderci. La sua storia, le sue creazioni e tutto l’impero Veneziani, ha termine con lei, scomparsa dalla scena nel 10 Gennaio 1989, l’Atelier Veneziani dopo più di 40 anni di successi e riconoscimenti, vede purtroppo la scritta fine alle sue pagine.

Grandi occhiali luccicanti a lenti nere, una folta chioma cotonata bianca adornano il viso di una donna/stilista affascinante e carismatica avanti con l’età, che fino all’ultimo dedica la sua vita alla sua più grande passione, la moda.

 

 

 

 

 

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